UNA VOLTA NELLA VITA CAPITA LA GRANDE OCCASIONE! CARPE DIEM!


BITFINEX E' UN EXCHANGE SANO .....QUALCUNO VUOLE LIMITARE LA SUA ATTIVITA'. PRESERVERE L'INTEGRITA' DI BITFINEX SIGNIFICA PRESERVARE UN PO' DI LIBETA' NEL MONDO CRIPTO.



Bitfinex è l’exchange con maggiori volumi al mondo, ma non solo, possiede anche l’indirizzo Bitcoin più ricco del pianeta, che custodisce circa 150 mila Bitcoin (monitorabile qui).
Dal sito di Bitfinex, si dice che per muovere i Bitcoin da questo indirizzo servano almeno 4 firme su 7 (chiavi private), appartenenti a 7 persone che in genere si trovano fisicamente in luoghi molto diversi del globo. Come l’exchange metta al sicuro i propri fondi è una questione affascinante: se consideriamo un valore di 10.000$per bitcoin (una media nella volatilità dell’ultimo periodo) quel wallet custodisce bitcoin per un controvalore di 1.500.000.000$ (1 miliardo e 500 milioni di dollari). E si tratta solo del wallet bitcoin! L’exchange ha anche una riserva per ogni crypto listata, oltre che una riserva in dollari e, ovviamente, in Tether dollars (USDT).
Ma cosa sono i Tether dollars, al centro di tanti rumors maligni e voci catastrofiste?
Theter è una cryptovaluta emessa da Tether Limited, una società di Hong Kong (con subsidiaries alle Virgin Island) nata in seno a Bitfinex, di cui condivide lo stesso CEO, Jan Ludovicus van der Velde. Lo scopo di questa cryptovaluta è quello di coprirsi dalla volatilità. In poche parole, se hai una crypto come Bitcoin su exchange e hai paura di un calo del prezzo, puoi convertire in USDT, che hanno un valore che tende sempre a essere pari al dollaro, quindi 1USDT = 1USD. La parità è mantenuta mediante l’espansione monetaria arbitrariamente gestita da Tether Limited, mediante creazione e distruzione di Tethers.
Perché usare Tether dollars anziché normalissimi USD? Balzano agli occhi tre ragioni in particolare:
1 – Per l’utente, non si pone più la domanda “ma quei 50 mila dollari che ho sull’exchange li dovrò dichiarare al fisco?”. Se l’utente possiede 50 mila USDT anziché 50 mila USD ha semplicemente una crypto come un’altra, che rientra felicemente nella zona grigia della regolamentazione.
2 – L’exchange può operare fregandosene delle policies Know Your Customer e Anti Money Laundering (KYC/AML) dettate dai governi, perché non sta conservando in alcun modo dollari per conto degli utenti
3 – I dollari non si possono spostare in giro per il mondo varcando legislazioni e frontiere nazionali, mentre gli USDT si possono inviare ovunuqe con un click. Tether è a tutti gli effetti una cryptovaluta e il suo registro pubblico è scritto sulla blockchain Bitcoin
Per questa ragione Tether è sempre più utilizzata dagli exchange in tutto il mondo che non hanno le licenze per operare come intermediari finanziari tradizionali, o non hanno una banca di appoggio, per cui possono permettere solo il trading di cryptocurrencies. Ad esempio Poloniex, Shapeshift o Bittrex.
Ci sono due elementi che rendono particolare Tether rispetto alle altre crypto:
– L’emissione e distruzione di tokens è completamente centralizzata nelle mani di Tether limited.
– Possedere Tether dollars dà titolo all’utente ad un equivalente quantità in dollari tenuta in riserva da Tether limited, come si vede nei termini legali:
“Tether Tokens are fully backed by the currency or property used to purchase them at issuance. Tether Tokens are denominated in a range of currencies. For example, if you purchase EURT, your Tethers are fully backed by Euros. If you cause to be issued EURT 100.00, Tether holds €100.00 to back those Tether Tokens.”https://tether.to/legal/
(Tether ha iniziato a emettere anche token legati all’Euro e altre monete fiat)
Questo in teoria significa che chi possiede USDT potrà reclamare i propri USD. Ma non è così semplice: gli exchange non permettono di reclamare direttamente i dollari sul proprio conto corrente bancario, per due ragioni:
– I dollari sono tenuti in riserva sulle banche cui si appoggia Tether Limited. Quindi se non si è un cliente identificato da Tether e che ha superato le verifiche KYC/AML, non è possibile ricevere i fondi sul proprio conto bancario. È chiaro che ciò è dovuto non a un limite di Tether, ma alla regolamentazione dei governi
– Anche se si è clienti verificati di Tether Limited, potrebbe non essere possibile ricevere i dollari sul proprio conto per via di ulteriori restrizioni nazionali. È il caso dei cittadini Statunitensi che si sono visti chiudere i prelievi da Bitfinex. Non per via di Tether quindi, ma della burocrazia statunitense: le principali banche Taiwanesi su cui opera Tether Limited sono state bloccate dalle corrispondenti banche USA, inclusa Wells Fargo.
Quindi l’unico caso in cui è possibile ritirare effettivamente i dollari è interfacciarsi direttamente con Tether, oppure Bitfinex. Con l’eccezione di problematiche legali, Tether dichiara che i possessori possono regolarmente convertire i propri USDT in dollari sonanti: “Absent a reasonable legal justification not to redeem Tether Tokens, and provided that you are a fully verified customer of Tether, your Tether Tokens are freely redeemable”.
Le problematiche legali tuttavia sono state eccome d’intralcio a Bitfinex, che ha addirittura smesso di servire gli account verificati Statunitensi, principalmente per la pretesa della United States Securities and Exchange Commission di assoggettare le ICO ai regolamenti della finanza tradizionale. L’exchange, in agosto 2017, giustificò la decisione di sospendere il servizio per i cittadini USA affermando che “una percentuale incredibilmente piccola dei ricavi [di Bitfinex] proviene da account verificati di individui statunitensi, mentre una quantità drasticamente sproporzionata di risorse viene spesa per questi utenti, fra richieste di supporto, regolamenti, spese legali”.
Nonostante la lotta con la burocrazia, Tether ha recentemente avuto un grande successo, ottenendo un’adozione sempre maggiore da parte degli exchange di tutto il mondo. La linea blu nel grafico segue la capitalizzazione di mercato che in 1 anno è passata da 0 a 2,2 miliardi di dollari.
Stando ai Terms of Service di Tether, questo significa che nelle banche taiwanesi di Tether Limited dovrebbero esserci oltre 2 miliardi di dollari in riserva. È forse un’esagerazione?
Un account twitter attivissimo e molto seguito, l’utente anonimo Bitfinex’ed (https://twitter.com/bitfinexed) è particolarmente accanito contro Bitfinex e si cimenta in articoli e teorie complottistiche sull’accoppiata Tether e Bitfinex che mettono in agitazione gli utenti. Fra queste dicerie, vi è l’ipotesi che Tether si sia inventata numeri così alti e in realtà abbia “stampato” 2 miliardi di tether senza avere la corrispondente riserva in dollari. Con questi 2 miliardi avrebbe “giocato” su Bitfinex, comprando e vendendo Bitcoin a piacimento, manipolando così il prezzo di mercato. Questo fatto spaventa molto gli utenti: se un utente “scopre” di aver pagato 1 bitcoin 18 mila dollari solo perché il prezzo era manipolato da dei falsari, sarà più facilmente indotto al panic sell. Dopotutto 2 miliardi di dollari sono numeri così elevati che non stupisce sollevino dicerie malevole. A queste dicerie si aggiunge l’operato delle autorità americane che, come possiamo immaginare, non vedono di buon occhio il Tether. In fondo, è come se la società di Hong Kong avesse affiancato la Federal Reserve, emettendo dei token rappresentativi del dollaro, ma operando senza sottostare ad alcun regolamento USA e muovendo questi token a piacimento, creandoli e distruggendoli sulla base di una (presunta) riserva in dollari. Per questa ragione, le autorità USA hanno inviato recentemente un mandato di comparizione (“subpoena”) a Tether. Questo non significa che Tether sia accusato di qualcosa in particolare, ma certamente sostituirsi alla banca centrale dello Stato più potente del mondo è un’azione ardita che non passa inosservata. La notizia ha agitato ancor più un mercato già in fase “bear”, contribuendo al crollo del prezzo di questi giorni.
MERO COMPLOTTISMO O VERITÀ?
Ma tutte queste dicerie hanno un fondamento? E se si rivelasse vero che Tether Limited fa riserva frazionaria e stampa token senza un’equivalente riserva in dollari, cosa accadrebbe al mercato delle crypto?
Se sia vero o no, io non posso certo dare una risposta certa, ma posso invitarvi a fare un paio di considerazioni logiche.
Anzitutto, Tether è utilizzato da vari exchange, non solo Bitfinex. Tuttavia solamente considerando quest’ultimo, sappiamo che il valore dei bitcoin nel solo cold wallet è di circa 1.5 miliardi di dollari e, da aggiungersi a questa riserva, ci sono tutti gli indirizzi hot wallet. Dato che la capitalizzazione di mercato e i volumi di Bitcoin sono meno di 1/3 rispetto al totale di tutte le cryptovalute, potremmo ipotizzare che il solo Bitfinex abbia in riserva valori degli utenti in crypto per un controvalore che, nel complesso, è il doppio della sua riserva di soli Bitcoin in cold wallet, diciamo 3 miliardi di dollari. A questo punto, sembrano ancora così tanti i 2.2 miliardi di tether dollars? E alle riserve e ai volumi di Bitfinex, dobbiamo ancora aggiungere tutti gli altri exchange che usano Tether. Sono i calcoli della casalinga, ma ci vuole poco per capire che arriviamo a cifre davvero considerevoli.
Zhao Dong, noto early adopter Bitcoin, nonché shareholder di Bitfinex ha dichiarato che “io e Lao Mao abbiamo dato un’occhiata ai conti USD di Tether e Bitfinex nella stanza di Giancarlo [Giancarlo Devasini, numero due di Bitfinex], e l’account di Tether ammonta a 1.8 miliardi di dollari, mentre Bitfinex 1.1 miliardi. Il numero totale dei due account è di circa 3 miliardi USD, ovvero superiore all’attuale circolante di USDT” (vedi fonte)
Quindi l’emissione di questi USDT potrebbe semplicemente corrispondere all’ingresso di nuove persone interessate ad investire nel mondo delle crypto, depositando dollari che vengono messi a riserva e convertiti in tether dollars. In effetti, dall’estate 2017 Bitcoin ha iniziato ad essere al centro delle attenzioni dei media e delle masse, gli exchange hanno avuto sempre più difficoltà a gestire l’ingresso di nuovi utenti e, come abbiamo visto recentemente, in dicembre molti dei principali exchange hanno persino chiuso alle nuove iscrizioni per la troppa affluenza (Bitfinex, The Rock Trading, Binance), o addirittura hanno completamente sospeso il servizio, per fare un upgrade alla capacità della piattaforma (Kraken).
Non sorprende che fino a dicembre il prezzo di Bitcoin sia salito per l’ingresso di nuovi utenti, quindi l’ingresso di nuovi dollari nel sistema e, di conseguenza, anche tether dollars.

bitcoin price vs tether market cap
bitcoin price vs tether market cap

Come si vede dal grafico, l’immissione di nuovi tethers (linea blu nel grafico inferiore) corrisponde fino a dicembre all’aumento del prezzo di Bitcoin (linea verde nel grafico superiore).
Qualcuno ha una teoria diversa: il Bitcoin è salito non per via dell’ingresso di nuovi utenti, ma perché BTC veniva acquistato dai tether “creati dal nulla”, senza riserve in dollari. Questa spiegazione però mal si confà ai dati macroeconomici che abbiamo a disposizione. È davvero dura credere che la salita del BTC da 2 a 19 mila dollari (maggio-dicembre) sia stata sospinta dalla creazione di USDT, quando prima di Natale il market cap di Tether non aveva nemmeno raggiunto i 700 milioni di USDT in circolazione. Il market cap di tutte le crypto era già altissimo, mentre 700 milioni di USDT (e relativi volumi giornalieri) sono una nullità in confronto. L’aggregato dei volumi giornaliero in tutte le monete fiat (dollaro, euro, yen, yuan, won etc.) è passato dai 5 ai 50 miliardi di dollari al giorno nell’arco di pochi mesi. Il valore in dollari del market cap totale delle crypto era già di 300 miliardi di dollari a dicembre. L’influenza di Tether, anche fosse una vera truffa, sarebbe davvero limitata.
In ogni caso, questa teoria complottista non spiegherebbe l’immissione recente di 600 milioni di Tether sul mercato coincidente al crollo di Bitcoin. Insomma non c’è correlazione fra immissione di USDT e pump di Bitcoin. Anzi, come mostravo in questo articolo, Tether è stato emesso in grandi quantità anche negli altri grossi dump del prezzo di Bitcoin: a Novembre, mentre il market cap di Bitcoin passa da 150 a 100 miliardi di dollari (-35%), i tether andavano da 500 a 600 milioni (+20%), analogamente, dall’1 al 15 settembre, i tether passano da 320 milioni a 445 milioni (+40%), mentre Bitcoin calava da 80 miliardi a 56 miliardi (-30%). In poche parole, non possiamo ricollegare la creazione di Tether a un particolare andamento in salita o discesa del Bitcoin. L’unica informazione che possiamo dedurre è che, se dietro a Tether Limited non c’è niente di losco, semplicemente una nuova immissione significa che molti utenti hanno recentemente depositato grandi quantità di dollari che sono lì, pronti per comprare cryptovalute. Segnale che concorderebbe con le difficoltà degli exchange a gestire la massa di utenti in arrivo a dicembre. Insomma i dati macroeconomici non sembrano minare l’autenticità del prezzo di mercato di Bitcoin come genuina espressione della domanda e offerta degli utenti.
Ma teorie catastrofiste a parte, Tether e Bitfinex potrebbero comunque sfruttare la situazione, conseguendo profitti mediante comportamenti malevoli? La risposta è facile: “si, esattamente come tutti gli altri exchange e banche del mondo”. Infatti, non c’è alcuna differenza fra Bitfinex e decine di altri exchange da questo punto di vista e non vedo la ragione di preoccuparsi in particolare per Bitfinex, che anzi essendo da mesi (o forse anni) coi riflettori puntati addosso, per l’utente potrebbe anche essere una scelta più saggia rispetto a un exchange meno conosciuto.
Infatti se un utente compra USD su Bitfinex, sta comprando USDT, poiché Bitfinex non presenta la differenza fra i dollari e il token che li rappresenta (Tether). È questo un comportamento scorretto o corretto? Dato che Tether e Bitfinex sono pressoché la stessa entità, direi che è corretto. Perché? Semplice: qualsiasi exchange usa un token o comunque un’informazione digitale rappresentativa dei dollari che tiene in riserva. Questa riserva è generalmente un dato in una banca, non certo contante sotto al materasso del CEO dell’exchange. Non ci possiamo certo aspettare che quando compriamo USD su Kraken o Coinbase, il CEO di questi exchange sposti delle banconote sonanti da sotto il cuscino con scritto Bob e le metta sotto un altro cuscino con scritto Alice. Se Alice vende BTC a Bob su Kraken, i dollari che vanno da Bob ad Alice rimangono belli fermi nel conto di Kraken, nella banca x o y. Quello che effettivamente si muove, è un dato digitale di pura contabilità: n. dollari sono passati ad Alice. Se l’exchange usa un token come Tether o un altro tipo di contabilità, come inchiostro su un registro, o un foglio excel, o nel database SQL della piattaforma, cosa cambia all’utente finale? I movimenti di Tether sono anzi più trasparenti rispetto alla contabilità tenuta in un database bancario, poiché vengono scritti su blockchain: http://omnichest.info/lookupsp.aspx?sp=31
In fondo, tutti gli exchange potrebbero fare riserva frazionaria e quindi rischiare di essere insolventi, esattamente come fanno le banche tradizionali. Noi che ci preoccupiamo tanto per Bitfinex siamo per caso andati a controllare se i movimenti in dollari o euro di Kraken o GDAX sono coperti al 100% da riserva in moneta fiat? Abbiamo fatto indagini per cercare di scoprire se i dipendenti di questi exchange fanno insider trading? Anzi, dirò di più, pensiamo forse che le grandi banche tradizionali, apparentemente così ligie alle autorità pubbliche occidentali, siano in una condizione migliore?
Personalmente, mi fido più di un exchange che dimostra inequivocabilmente di avere in riserva oltre un milione di Bitcoin e dove i passaggi contabili in dollari sono registrati sulla blockchain, piuttosto che una banca tradizionale. Di base, c’è più trasparenza per l’utente finale e, se proprio dovesse esserci una truffa, abbiamo visto che non vige comunque l’anarchia totale: persino i frodati da MTGox, dopo il famoso fallimento, hanno potuto appellarsi alle autorità pubbliche e avere anche un risarcimento (per quanto in vile moneta fiat).
La differenza fra Bitfinex e una banca come Monte dei Paschi è che almeno il cold wallet in bitcoin di Bitfinex, con tutta la sua riserva, è osservabile da chiunque, in tutti i suoi movimenti, in qualsiasi momento, ad un semplice click, poiché è trasparente e registrato sulla blockchain. Probabilmente, se fosse la stessa cosa per Monte dei Paschi, non saremmo arrivati alla situazione per cui c’è bisogno di 8 miliardi di euro pagati dai contribuenti per coprire, ancora una volta nella storia, la solita frode-non-frode della riserva frazionaria.
Detto ciò, è sempre meglio non fidarsi di nessuno. Il bello di Bitcoin è proprio che puoi custodirlo e trasferirlo ovunque nel mondo senza doverti affidare a una banca né a un exchange. Se ritiriamo i nostri Bitcoin dall’exchange e li teniamo sul wallet, passa la paura.
Ma ora stiamo parlando di Bitfinex, che ne è degli altri exchange che listano USDT? Se Tether si rivelasse una frode, si scatenerebbe un effetto domino? No. Gli exchange non si sobbarcano alcuna responsabilità: se Tether fallisce e il valore va a zero, l’utente incorre in una perdita esattamente come se tenesse sull’exchange una qualsiasi altra cryptovaluta. Nessun exchange eccetto Tether Limited garantisce la conversione 1USDT=1USD. Lo chiarisce bene Kraken:
Quindi 



Il documento è datato 4 settembre 2017, ma fa riferimento allo stato dei conti in banca di Tether fino al 31 marzo 2017. In seguito, Tether Limited si è rivolta a Friedman LLP, in New York, per svolgere auditing. L’agenzia ha rilasciato un documento da cui risulta la correttezza dei conti dal 6 ottobre 2014 al 15 settembre 2017, come possiamo leggere dal documento integrale


Tuttavia il documento non è un audit ufficiale, ma un “servizio di consulenza” e risalente comunque a
settembre. A gennaio di quest’anno Bitfinex termina il rapporto con Friedman LLP senza dare particolari spiegazioni. Perché? La risposta forse ce la può dare ancora Zhao Dong, il quale afferma che Giancarlo Devasini non è attualmente nella posizione di divulgare apertamente lo stato dei conti in banca per via delle pressioni da parte degli Stati Uniti, che sta cercando di bloccare Tether con vari mezzi e, in futuro, Tether potrebbe non ancorarsi più al dollaro, ma ad un’altra moneta, come l’Euro o lo Yen. Il commento integrale di Zhao Dong, che si può leggere qui, arriva guarda caso proprio due settimane dopo il lancio di EURT, ovvero i Tether Euro. Se Tether dimostra agli Stati Uniti che sta emettendo una cryptovaluta usando 2 miliardi di dollari come sottostante, probabilmente i problemi di Tether si accentuano anziché diminuire. Insomma, pare più probabile che tutti i limiti ai trasferimenti bancari e l’opacità di Tether siano dovuti non tanto a tentativi di frode, quanto alla fatica ad aggirare i paletti posti dalle autorità statunitensi.


Non garantisco per nessuno, ma se proprio bisogna scegliere fra Tether e il misterioso account Bitfinex’ed, ammetto di avere delle simpatie. Mi chiedo chi è che finanzi quei dieci o quindici tweet e articoli che Bitfinex’ed pubblica ogni giorno, scagliandosi quotidianamente contro Tether, Bitfinex e molti altri big delle cryptovalute: https://twitter.com/bitfinexed
C

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QUALCOSA DI NUOVO IN ITALIA! (ALMENO PER ORA)


UNA PICCOLISSIMA SPERANZA CHE IN ITALIA CAMBI QUALCOSA?
SEMBRA IMPOSSIBILE MA LA SPERANZA E' ULTIMA A MORIRE...
ECCO UN GRUPPO DI CORAGGIOSI CHE CERCANO DI PORTARE IDEE BUONE
VANNO RISPETTATI E AMMIRATI..GLI SI PUO' INIZIARE A DARE FIDUCIA E
STUDIARLI CON ATTENZIONE....

 

Elezioni, cosa propone il partito dell’innovazione “10 volte meglio”

Dieci volte meglio lavora su turismo, blockchain e aree free tax per rilanciare l’economia italiana.



Su Facebook ci danno dei fascisti, dei comunisti e dei 5 Stelle. E negli stessi commenti. Sto facendo gli screenshot”, racconta Andrea Dusi. Il “ci” sta per Dieci volte meglio, neonato partito politico che sta raccogliendo le firme per le elezioni politiche del 4 marzo in Italia.
Dusi ne è presidente e fondatore. “Dicono che sembriamo Fare di Giannino (Oscar, giornalista ndr) o Passera, ma sono stati movimenti molto classisti. Ci dicono persino che non sembriamo italiani e questo mi fa arrabbiare”, incalza.
È pur vero che tra i riferimenti politici del partito, il presidente cita solo esempi stranieri: “Ci ispiriamo a Ciudadanos. Siamo una via di mezzo tra Macron e Momentum nel Regno Unito”. Senti Macron e pensi al partito startup, ma anche questa è un’etichetta che al fondatore sta stretta. Alla fine, però, chi sono gli elettori di Dieci volte meglio? “Ci stanno avvicinando persone deluse dai 5 Stelle, che vogliono alternative competenti”, risponde a Wired Dusi.
Il presidente del nuovo partito è un imprenditore di Verona, classe 1975, due figli. Nel 2016 ha venduto per 20 milioni di euro a Smartbox la creatura che aveva fondato con Cristina Pozzi, Wishdays, specializzata in cofanetti regalo. “Eravamo arrivati a fatturare 31 milioni di euro”, ricorda.
Successivamente con la collega ha aperto una no-profit, Impactscool, che fa formazione tecnologica nelle scuole. “E girando l’Italia i giovani mi hanno detto che hanno paura del futuro”, spiega. E così Dusi ha fondato il partito. Nell’introduzione sul sito i toni della missione suonano epici: “Ripensiamo al nostro inno nazionale, là dove ci dice L’Italia chiamò. È di fronte a questo richiamo che abbiamo deciso di fare un passo avanti, compiendo un atto di coraggio e di amore verso il nostro Paese”.

Il programmaDieci volte meglio si presenta come un partito dell’innovazione, della tecnologia e del turismo. Il nome si rifà a una regola degli uomini d’affari degli Stati Uniti, quella delle dieci volte. “È l’unica differenza tra successo e fallimento”, la definisce Grant Cadore nel suo manuale intitolato, per l’appunto, The 10X Rule (La regola del 10x). “Intendiamo riformare nel profondo alcuni aspetti centrali della cosa pubblica e rilanciare il nostro Paese, rendendo il futuro dieci volte meglio”, si legge nel manifesto del partito.
Dieci volte meglio promette di creare in cinque anni “tre milioni di posti di lavoro qualificati”. Circa 1,5 milioni saranno generati nel turismo, 300mila nel settore dell’ambiente e dell’energia e 750mila nelle tecnologie emergenti. Altri 450mila posti si collocano in settori tradizionali. “Pensiamo che la gran parte dei posti di lavoro possa essere generata da industrie che oggi sono sviluppate male”, dice Lucio Gomiero, ex manager per le dinastie imprenditoriali italiane, come Ferrero, Caovilla e Benetton e cofondatore del gruppo. Una di queste è il turismo. “È il nostro oro nero”, ripetono, come tanti prima di loro, anche i neocandidati.
Il partito propone di creare zone “tax free per richiamare gli investimenti di aziende straniere e italiane. Le aree speciali garantiranno aliquote dirette al 5% per dieci anni (20% dai successivi) e per i nuovi assunti a tempo indeterminato, costi pari allo stipendio lordo.
Lo sviluppo di queste aree sarà legato a settori in cui l’Italia deve essere leader”, approfondisce Dusi, “come la robotica a Torino, i trasporti a Roma, l’intelligenza artificiale, la blockchain, le nanotecnologie e le biotecnologie”. “L’Italia deve ospitare i nuovi trend tecnologici. Quando l’Irlanda ha attratto gli attori dell’ecommerce, ha fatto una scelta”, incalza Gomiero.

Lucio Gomiero presenta il partito a Bologna (pagina Facebook di Dieci volte meglio)
Lucio Gomiero presenta il partito a Bologna (pagina Facebook di Dieci volte meglio)
Porteremo il bilinguismo in tutte le scuole, a partire dalla materna, e la filosofia come materia della scuola primaria”, si legge nel capitolo della scuola. Inoltre il movimento vuole raggiungere il 50% di energia da fonti rinnovabili e una riduzione dei rifiuti del 30% entro il 2030. Sostiene di voler sostituire “le raccomandate con le mail”. E pensa ad accordi con le aziende per ridurre le tasse. Infine, “aboliremo la partita Iva per chi fattura meno di 80mila euro, per favorire il sogno di molti italiani: mettersi in proprio”.“Non vogliamo una rivoluzione tecnologica guidata dalla Silicon Valley. Io contesto lo strapotere di Google, Amazon, Facebook e Apple”, aggiunge Dusi
I candidatiOltre a Dusi, alla guida di Dieci volte meglio c’è l’ex partner in affari Cristina Pozzi, che lo ha seguito in Impactscool. Ci sono due vicepresidenti: la Pozzi stessa e Stefano Benedikter, 33 anni, a capo di una holding, Dagon, che investe in Africa. Hanno partecipato alla fondazione anche Gian Luca Comandini, imprenditore del web ed esperto di blockchain; Stefano Rocco, esperto di tecnologie e mentore di startup; Emilia Garito, che organizzata la conferenza Tedx di Roma. E Lucio Gomiero, che di Dusi è stato il primo capo, quando entrambi lavoravano nella società di consulenza Roland Berger.

La candidatura di Matteo Flora (da Facebook)
La candidatura di Matteo Flora (da Facebook)
Il partito intende schierare cinquecento candidati. C’è il fisico Andrea Castro, che collabora con un progetto di Lhc al Cern di Ginevra. C’è Vittorio Maraghini Garrone, che gestisce le startup partecipate per H-Farm, il centro di innovazione veneto ideato da Riccardo Donadon. C’è il direttore della Rome Business School, Antonio Ragusa.
Sembra la carica dei tecnici di Mario Monti, anche se Gomiero precisa: “Qui ci sono gli industriali che parlano dialetto e inglese”. Su Milano è in lista Matteo Flora. “Confermo di essere della squadra”, risponde a Wired l’esperto di reputazione online. “Il fatto è che detesto lamentarmi se non provo attivamente a fare qualcosa”, aggiunge, anche se il presidente ha dovuto insistere affinché accettasse. Flora racconta che già “qualche anno fa mi ero messo a visualizzare gli sperperi in giro per l’Italia”. L’imprenditore lavorerà sul versante dell‘intelligenza artificiale e dell’analisi dei dati: “Dal punto di vista dell’algoritmo molte inefficienza sono rilevabili, anche se non tutte saranno eliminabili”.
Il simbolo del partito Dieci volte meglio (da Medium)La strategiaPer ora la lista corre da sola. Per questo il primo obiettivo è raccogliere abbastanza firme per potersi candidare. Ne servono 25mila entro il 29 gennaio. Per un partito senza una struttura, grassroot (nato in modo autonomo e spontaneo), sconosciuto ai più e assente in alcune regioni, il risultato non è scontato. Il movimento ha anche varato una strategia di guerrilla marketing, distribuendo volantini con una penna legata a un angolo. “Abbiamo chiuso la raccolta in Umbria e siamo in conclusione in Veneto, Lombardia, Lazio e Calabria”, spiega Gomiero. Sabato 20 gennaio è stato depositato il simbolo.

Il simbolo del partito Dieci volte meglio (da Medium)
Inoltre il partito ha anche assoldato per tre mesi gli esperti di 270strategies, società che si è occupata di organizzare la campagna politica di Barack Obama, per organizzare il movimento dal basso. “Non avevano mai lavorato prima in Italia”, spiega Dusi. Wired ha chiesto conferma alla società e al suo amministratore delegato, Jeremy Bird, ma non ha ottenuto risposta.
Per la campagna il partito ha a disposizione “800mila euro“, dichiara il presidente. Cinquantamila euro sono stati depositati alla fondazione e “200mila sono arrivati dalle donazioni del sito, con donazioni da 5 a 50 euro“, aggiunge.
In qualche modo Dieci volte meglio si propone di risolvere i problemi di arretramento tecnologico che il Partito democratico ha cercato di curare con la squadra di Diego Piacentini. “Lo abbiamo conosciuto, come Impactscool ci hanno invitati a parlare”, spiega Dusi: “Quei 27 però sono in un bunker, divisi da tutti gli altri. Sarebbe meglio averne cento sparsi per gli uffici. I cambiamenti avvengono per osmosi”. “Io sono un suo estimatore, ma al suo team sono state date funzioni limitate”, aggiunge Flora: “Ad esempio, non esiste ancora una struttura come quella di Piacentini che analizzi le performance degli enti pubblici”.
Dieci volte meglio punta superare la soglia di sbarramento del 3% alle prossime elezioni. “Vogliamo 2 milioni di voti”, annuncia Dusi. E aggiunge con una gran dose di ottimismo: “Ma entro quattro anni puntiamo a diventare un partito di maggioranza”.
L’idea di base è di un impegno a scadenza: dieci anni per realizzare il proprio programma politico. “C’è bisogno di pragmatismo”, aggiunge il presidente. E il pragmatismo induce a pensare che il partito dovrà sudare un ingresso in parlamento per una manciata di seggi.
A quel punto come si comporteranno i deputati? “Siamo disposti ad allearci dopo le elezioni. Noi non siamo una forza di opposizione”, risponde Gomiero. Della politica italiana, d’altronde, i nuovi arrivati non buttano via tutto. “C’è una figura che ci piace”, riconosce Dusi: “Carlo Calenda”.

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2 GENNAIO 2018 - SI INIZIA DA SOFIA!

volare a Sofia con Giacomo Zucco per costituire la miniera e costituire un punto di vendita di prodotti e servizi (exchange, fondo, bigbit, ekon e tanto altro) ....mentre stanotte eth vola sui massimi di sempre.....criptomarket cap a 630 miliardi....
abbiamo appena investito in 4 pre sale di ico , eidoo è pronta per 8 dollari a marzo.....650 abbonati a bigbit e non è ancora partita la campagna marketing ecc ecc

criptovita! questa è criptovita...adrenalina allo stato puro...



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BIGBIT 2018!

AUGURI tutti per un cripto 2018!
Il primo giorno dell'anno ha visto il prezzo dei nostri abbonamenti passare da 800 euro a 1290! Non è piu' un periodo di prova, le cripto sono una realta' e BIGBIT ha saputo imporsi come il miglior servizio in Italia e in Svizzera.
Abbiamo un team dedicato di dieci persone e possiamo avvalerci di un supporto sulla parte tecnica di oltre 30 esperti, sulla parte regolatoria e legale di una decina di profesionisti, di marketing e comunicazione sui social di una quindicina di persone e di tanti altri amici e collaboratori. Nessuna realta' societaria ha le capacita' di analisi cosi approfondite come la nostra .
Possiamo contare su un pool di investitori pari a qualche centinaio di milioni di dollari e questo attira le operazioni migliori. Stiamo aprendo uffici in mezzo mondo e nel 2018 cresceremo, cresceremo..cresceremo
Vogliamo iniziare l'anno con un regalo!
Tutti coloro che vogliono iscriversi oggi mi contattino in privato. ci facciamo gli auguri e possono avere l'abbonamento a soli 800 euro. ma solo per oggi !!!
 i miei contatti : 
mail: mercatiliberi@gmail.com
 telefono 335.6651045
 skype pbarrai 
telegram @wmolugano.


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